La libertà d’informazione in Italia
Freedom House è un’organizzazione non governativa americana che sostiene l’espansione della libertà nel mondo. Nell’ambito delle sue attività, questa organizzazione presenta annualmente un rapporto, di cui ha da poco pubblicato l’edizione 2007, sul grado di libertà d’informazione in vari paesi del mondo.
Naturalmente si parla anche dell’Italia.
Nel rapporto è stilata una classifica dei paesi più virtuosi, secondo un punteggio in una scala da 0 a 100, dove un punteggio più basso è migliore. Sulla base di questo punteggio, la stampa dei paesi viene catalogata come “libera”, “parzialmente libera” o “non libera”. Tutti i criteri per l’assegnazione di questo punteggio sono elencati in questo documento (questo link e i seguenti puntano tutti a file pdf, in inglese).
Nella classifica dei 195 paesi esaminati, che si può leggere qui, l’Italia raccoglie 29 punti e condivide la 61esima posizione con Capo Verde, la Guyana, Israele e Sao Tomé e Principe. Fanno meglio di noi, tanto per citare quelli più prossimi, il Ghana, le Mauritius, Tuvalu e il Sud Africa. In compenso sopravanziamo – ma di poco – il Benin, il Cile, Hong Kong e la Namibia.
Se ci limitiamo all’Europa occidentale, questa classifica ci vede penultimi, e solo perché include anche la Turchia, che occupa l’ultimo posto. La cosa ironica, almeno dal mio punto vista, è che nel rapporto abbiamo una menzione di merito perché la nostra situazione è migliorata rispetto agli anni scorsi. Infatti negli anni passati eravamo praticamente l’unica nazione in Europa occidentale ad avere una stampa soltanto “parzialmente libera”.
Maggiori dettagli sulla situazione italiana si possono leggere a pagina 96 dei Draft Reports, sempre pubblicati a margine del rapporto.
Traduco poche righe: La valutazione dell’Italia è passata da “parzialmente libera” a “libera” [il testo originale qui dice "Not Free", "non libera", ma si tratta di una svista] principalmente a seguito dell’uscita di Silvio Berlusconi dalla carica di primo ministro. Mentre i media radiotelevisivi privati sono ancora concentrati nelle mani di Mediaset che è controllata da Berlusconi, l’emittente pubblica, la RAI, non è più sotto il suo controllo. [...] Durante il governo di Berlusconi, l’Italia ha sofferto di una concentrazione di potere mediatico nella mani dell’ex Primo Ministro, che attraverso le sue holding e il potere politico sulle televisioni di stato, controllava il 90 per cento dei mezzi di radiodiffusione del paese.
A onor del vero, la situazione non era del tutto negativa, visto che più sotto si dice: [...] un rapporto del Consiglio d’Europa rilasciato nel Febbraio 2006 ha dimostrato che nonostante la concentrazione dei media radiotelevisivi in Italia, c’è una cosiderevole diversificazione di contenuti nei notiziari del paese e negli altri media. Inoltre, [...] c’è un considerevole pluralismo nella stampa.
Comunque quest’ultima nota non mi pare possa essere motivo di particolare ottimismo, visto che notoriamente in Italia si legge poco ed è la televisione a farla da padrone nel campo dell’informazione.
Un rapporto analogo a quello di Freedom House è pubblicato da Reporters sans frontières, ed è egualmente impietoso verso l’Italia.
Non ho certo la pretesa di aver fatto una scoperta sensazionale, e di essere quindi il primo a riportare queste cose. Penso però che, rispetto alla gravità della questione, se ne parli troppo poco, sopratutto da parte dei media tradizionali (per motivi comprensibili del resto), per cui credo che valga la pena cercare di dare più visibilità al problema.
Non mi illudo che potremo mai far meglio della Jamaica (15esima), ma sono sicuro che con un po’ d’impegno potremmo almeno superare il Suriname

23 aprile 2008 18:54
25 APRILE 2008 V-DAY2 PER UNA LIBERA INFORMAZIONE IN LIBERO STATO!!!!!!!
FIRMA ANCHE TU I TRE REFERENDUM!!!!!!!!!